Aquileia 2


AQUILEIA 2012 - tratto dalla ”Difesa Del Popolo” -
La fine del convegno è un inizio.
La chiusura del secondo convegno ecclesiale del Triveneto ad Aquileia lascia nei partecipanti il desiderio di un nuovo inizio. «Aquileia 2 non può finire qui» ha ribadito il presidente della Conferenza episcopale del Triveneto, mons. Dino De Antoni, nell’intervento conclusivo, in cui ha aggiunto: «Da Aquileia 2 non partiamo per fermarci, ma convinti che il Risorto cammina con noi». Al termine di questo importante appuntamento trapela la prospettiva di dar seguito non solo alle proposte emerse dai lavori di gruppo dei 600 rappresentanti delle 15 diocesi del Triveneto, ma anche di coltivare la collaborazione cresciuta fin dal biennio di preparazione.
Lo spirito del convegno è stato delineato a partire da tre parole chiave: memoria, discernimento e profezia, a cui era stato affidato il compito di sintetizzare l’atteggiamento con cui disporsi ai lavori di gruppo.
Nella giornata di sabato, infatti, tutti i partecipanti sono stati impegnati a confrontarsi sui dieci temi, definiti nella fase preparatoria, con il duplice obiettivo di condividere esperienze e sollecitazioni suscitate da ogni argomento, ma anche di avanzare proposte concrete.«Ciò che dovremmo imparare in questo convegno ecclesiale – ha detto lo stesso De Antoni nell’omelia iniziale – non è però soltanto come annunciare la fede al mondo, e neppure come difendere la fede contro gli errori, ma piuttosto passare, come dice Paolo, “da una fede creduta a una fede vissuta”, come dare ragione della speranza che è in noi».
Quanto emerso dalle condivisioni di gruppo è stato sintetizzato l’ultimo giorno in quattro relazioni. Ma tutti i propositi, nella loro interezza, sono stati affidati ai vescovi perché maturino all’interno delle prossime iniziative pastorali.
La prima relazione ha riassunto le proposizioni sulla situazione religioso-spirituale odierna, con riferimento alle modalità del primo annuncio e alla formazione di cristiani adulti nella fede. È emersa l’urgenza di un cambio di mentalità, all’insegna di un atteggiamento improntato sull’ascolto e l’incontro di giovani e adulti nei luoghi di vita, sfruttando l’ausilio sia di nuovi mezzi di comunicazione, sia di una rete per condividere esperienze pastorali positive e innovative.
Nell’approccio alla famiglia e ai ragazzi si è posto l’accento sulla necessità di valorizzarli come soggetti attivi e propositivi, ma anche sulla priorità di saperli ascoltare e accompagnare nelle diverse fasi e situazioni di vita. Fra le proposte si è indicata la cura nell’approccio alla chiamata vocazionale al matrimonio non circoscritta ai tradizionali momenti d’incontro per le coppie, ma a partire ad esempio dagli itinerari d’iniziazione cristiana che comprendano anche le tematiche dell’affettività e della sessualità.
L’apertura all’altro va tradotta poi nel superamento della paura dell’incontro con persone di cultura o fede diverse. Necessità di conversione il rapporto con gli immigrati che vanno considerati, al pari di tutti i cristiani, “migrantes”, ossia pellegrini sulla terra e fruitori dei beni donati dal Signore. Vanno favoriti pertanto il dialogo interreligioso, ma anche percorsi non basati sulla risposta a situazioni d’emergenza, ma sul sostegno e la valorizzazione delle loro abilità.
Si vorrebbero anche cristiani meno tiepidi dinanzi ai problemi sociali e più profetici, capaci di concorrere all’edificazione del bene comune e chiamato nella propria vita a essere esempio di trasparenza, legalità e partecipazione, capaci di ascoltare e dar voce agli ultimi.
Noi vescovi delle 15 chiese del Nordest, che ad Aquileia abbiamo vissuto, insieme ai rappresentanti delle nostre comunità, nella gioia della Pasqua, l’esperienza di fede e di comunione del secondo convegno ecclesiale, inviamo a tutti voi, nostri fratelli e sorelle nella fede un cordiale saluto di grazia e pace nel Signore risorto.
LETTERA DEI VESCOVI DEL TIVENETO
COLLEGATI AL SITO


- tratto dalla ”Difesa Del Popolo” -


La fine del convegno è un inizio.
La chiusura del secondo convegno ecclesiale del Triveneto ad Aquileia lascia nei partecipanti il desiderio di un nuovo inizio. «Aquileia 2 non può finire qui» ha ribadito il presidente della Conferenza episcopale del Triveneto, mons. Dino De Antoni, nell’intervento conclusivo, in cui ha aggiunto: «Da Aquileia 2 non partiamo per fermarci, ma convinti che il Risorto cammina con noi». Al termine di questo importante appuntamento trapela la prospettiva di dar seguito non solo alle proposte emerse dai lavori di gruppo dei 600 rappresentanti delle 15 diocesi del Triveneto, ma anche di coltivare la collaborazione cresciuta fin dal biennio di preparazione.

Lo spirito del convegno è stato delineato a partire da tre parole chiave: memoria, discernimento e profezia, a cui era stato affidato il compito di sintetizzare l’atteggiamento con cui disporsi ai lavori di gruppo.

Nella giornata di sabato, infatti, tutti i partecipanti sono stati impegnati a confrontarsi sui dieci temi, definiti nella fase preparatoria, con il duplice obiettivo di condividere esperienze e sollecitazioni suscitate da ogni argomento, ma anche di avanzare proposte concrete.

«Ciò che dovremmo imparare in questo convegno ecclesiale – ha detto lo stesso De Antoni nell’omelia iniziale – non è però soltanto come annunciare la fede al mondo, e neppure come difendere la fede contro gli errori, ma piuttosto passare, come dice Paolo, “da una fede creduta a una fede vissuta”, come dare ragione della speranza che è in noi».

Quanto emerso dalle condivisioni di gruppo è stato sintetizzato l’ultimo giorno in quattro relazioni. Ma tutti i propositi, nella loro interezza, sono stati affidati ai vescovi perché maturino all’interno delle prossime iniziative pastorali.

La prima relazione ha riassunto le proposizioni sulla situazione religioso-spirituale odierna, con riferimento alle modalità del primo annuncio e alla formazione di cristiani adulti nella fede. È emersa l’urgenza di un cambio di mentalità, all’insegna di un atteggiamento improntato sull’ascolto e l’incontro di giovani e adulti nei luoghi di vita, sfruttando l’ausilio sia di nuovi mezzi di comunicazione, sia di una rete per condividere esperienze pastorali positive e innovative.

Nell’approccio alla famiglia e ai ragazzi si è posto l’accento sulla necessità di valorizzarli come soggetti attivi e propositivi, ma anche sulla priorità di saperli ascoltare e accompagnare nelle diverse fasi e situazioni di vita. Fra le proposte si è indicata la cura nell’approccio alla chiamata vocazionale al matrimonio non circoscritta ai tradizionali momenti d’incontro per le coppie, ma a partire ad esempio dagli itinerari d’iniziazione cristiana che comprendano anche le tematiche dell’affettività e della sessualità.

L’apertura all’altro va tradotta poi nel superamento della paura dell’incontro con persone di cultura o fede diverse. Necessità di conversione il rapporto con gli immigrati che vanno considerati, al pari di tutti i cristiani, “migrantes”, ossia pellegrini sulla terra e fruitori dei beni donati dal Signore. Vanno favoriti pertanto il dialogo interreligioso, ma anche percorsi non basati sulla risposta a situazioni d’emergenza, ma sul sostegno e la valorizzazione delle loro abilità.

Si vorrebbero anche cristiani meno tiepidi dinanzi ai problemi sociali e più profetici, capaci di concorrere all’edificazione del bene comune e chiamato nella propria vita a essere esempio di trasparenza, legalità e partecipazione, capaci di ascoltare e dar voce agli ultimi.

Noi vescovi delle 15 chiese del Nordest, che ad Aquileia abbiamo vissuto, insieme ai rappresentanti delle nostre comunità, nella gioia della Pasqua, l’esperienza di fede e di comunione del secondo convegno ecclesiale, inviamo a tutti voi, nostri fratelli e sorelle nella fede un cordiale saluto di grazia e pace nel Signore risorto.